Louis C.K. è al top della sua carriera. I suoi stand up fanno il tutto esaurito in giro per gli Stati Uniti, e i suoi colleghi citano il suo nome ogni volta che si discute di quale sia il comico più in forma del momento. Ma non stiamo parlando di un artista particolarmente attento a piacere al pubblico. È celebrato per la sua tendenza a provare materiale diverso show dopo show, al contrario di molti colleghi che utilizzano gli stessi sketch per anni. Qualche anno fa ha pubblicato sul suo canale YouTube un corto dove la chiesa cattolica viene descritta come un’organizzazione la cui occupazione principale è sodomizzare bambini.

Paradossale e geniale, il corto tocca degli elementi di realtà che non possono non mettere a disagio. Perché Louis C.K. è la dimostrazione vivente che la vista laser esiste. In pochi hanno la sua capacità di guardare la vita e descriverla con altrettanta precisione chirurgica.

Louie è la seconda prova di C.K. nel mondo delle serie TV. Dopo anni di lavoro come scrittore e regista, sei anni fa HBO ha mandato in onda Lucky Louie, una serie in cui C.K., nella cornice di una sit com tradizionale, ha portato sullo schermo una rappresentazione realistica, amara e cruda della vita di una famiglia media, in larga parte autobiografica. Il corto circuito tra il formato classico e un tono molto inusuale ha convinto pochi, nonostante l’apprezzamento di un nutrito gruppo di appassionati.

Dopo la fine della serie, la vita di C.K. è cambiata. Si è separato da sua moglie dopo un lungo matrimonio, condividendo la custodia delle sue figlie. Ha anche deciso di sperimentare uno stile ancora più crudo e diretto che in passato, utilizzando con maggiore economia gli aspetti più surreali e paradossali che hanno caratterizzato la sua produzione precedente. Il nuovo equilibrio e gli umori del pubblico statunitense si sono trovati in perfetta sintonia, e a 44 anni C.K. è all’apice della sua carriera, tanto da potere provare a creare un nuovo show in cui ha completa libertà artistica. Scrive, dirige, interpreta e monta ogni episodio.

Anche Louie è autobiografico. C.K. interpreta una versione leggermente modificata di se stesso: un comico di successo, ma non famosissimo, che vive nell’East Village di New York, è divorziato e condivide la custodia di due figlie. Le storie che racconta sono molto semplici. Cerca di tornare a uscire per cominciare nuove relazioni, dopo anni di matrimonio. Incontra un vecchio collega che ha avuto meno successo di lui. Accompagna le sue figlie dalla loro prozia, per fare conoscere loro qualcosa del passato. Cerca un nuovo appartamento. Nulla di complesso o particolarmente “originale”, ma è la capacità di osservazione di C.K. che rende ogni episodio un piacere. Elementi della nostra vita che sembrano scontati si rivelano importanti e curiosi, gli automatismi della vita di relazione diventano sconvolgenti nella loro assurdità.

Forse è la paternità ad avere permesso a C.K. di trovare il suo stato di grazia. In Louie, come nei suoi stand up, sottolinea spesso il pericolo dell’indifferenza, la tendenza degli adulti di dare per scontato tutto e tutti, entrare in automatismi che trasformano una vita piena di spunti in un’infinita routine che uccide l’anima. C.K. combatte continuamente questo problema, e vince. Guarda il mondo con gli occhi di un bambino, ma con la lucidità di una persona che sa esattamente quanto possa essere crudele e doloroso. Invita a non ignorare la sofferenza, ma senza alcuna cattiveria, crede davvero che conoscerla possa essere un modo per migliorare la propria vita.

Si dice che la narrativa americana si basi sulle aspirazioni di chi scrive, mentre quella britannica sulle osservazioni di chi scrive. Louie è una via di mezzo perfettamente riuscita. È classico e nuovo. Sta facendo in questo decennio quello che The Office aveva fatto nello scorso, e la straordinaria seconda stagione è una delle cose migliori che si possano vedere in televisione.

Questo pezzo è apparso su Players 09, che potete scaricare gratuitamente dal nostro Archivio.



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Emilio Bellu

Scrittore, cineasta, giornalista, fotografo, musicista e organizzatore di cose. In pratica è come Prince, solo leggermente più alto e sardo. Al momento è di base a Praga, Repubblica Ceca, tra le altre cose perché gli piace l'Europa.

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